Coronavirus. Tamponi a pagamento al San Raffaele, ma l’ospedale smentisce

La denuncia partita dall’esponente del PD Samuele Astuti

Coronavirus. Mentre continua l’emergenza contagi sul territorio nazionale, ed emerge sempre più chiaramente l’inadeguatezza della struttura sanitaria del Paese di fronte alla pandemia che si è scatenata, ripartono le polemiche.

Tamponi a pagamento al San Raffaele, ha denunciato Samuele Astuti, membro del Partito Democratico in Commissione Sanità. La notizia, come era presumibile, ha subito fatto il giro della rete, scatenando accese reazioni ed immancabili polemiche.

Secondo la denuncia di Astuti vi sarebbero strutture del territorio lombardo, tra le quali il San Raffaele di Milano, che farebbero tamponi a pagamento.

Coronavirus, tamponi

Il costo dei tamponi a pagamento

La notizia di Astuti riporterebbe anche il costo della prestazione, 120 euro, e le modalità di consegna dei referti.

“Un Far West senza regole”, afferma severo.  Perché mentre si negano i test a pazienti, operatori sanitari e anche a chi presenta sintomi evidenti, dall’altra parte c’è un mercato privato“.

Questa la denuncia dell’esponente del Partito Democratico cui è seguita, a stretto giro di posta, la replica proprio della struttura interessata.

La smentita del San Raffaele

“Il San Raffaele Resnati, la società che gestisce alcuni poliambulatori in Milano legati al Irccs Ospedale San Raffaele ha erogato il tampone per Covid-19 all’interno delle convenzioni di medicina del lavoro instaurate con alcune aziende per gli adempimenti del D.Lgs 81/08 e, eccezionalmente, a soggetti possibilmente portatori del virus Sars-CoV-2, e quindi possibilmente infettanti, e solo su richiesta specifica del medico di medicina generale o di altri medici specialisti”.

”Tuttavia, a seguito di un disguido amministrativo, uno dei poliambulatori della società H San Raffaele Resnati ha erogato a poche persone la prestazione, associando un codice errato. Queste persone sono già state contattate per il rimborso dovuto”.

“Nulla sarà come prima”

E mentre l’Assessore Gallera della Regione Lombardia negava che potessero esserci prestazioni a pagamento come quella denunciata da Astuti, la polemica è subito divampata.

Testimonianza di come quella frase sbandierata ai quattro venti, che nulla sarà come prima, rischia di essere l’ennesimo slogan di un Paese, l’italia, rattrappito nelle sue polemiche e nelle sue costanti carenze.

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