Coronavirus. Dalla Cina: “Pronto a Settembre un vaccino di emergenza”

È questa la stima e la speranza dei ricercatori cinesi che senza sosta lavorano per abbreviare i tempi che occorrono per lo sviluppo regolare di un vaccino

Dalla Cina arriva la notizia rimbalzata sui media di tutto il mondo. Un primo vaccino di emergenza contro il Coronavirus potrebbe essere pronto già a settembre.

A darne notizia il Dottor Gao Fu, direttore del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive.

Il medico cinese parlando con la stampa rivela che un primo vaccino potrebbe essere disponibile già al termine dell’estate.

“Questo nuovo vaccino che è ancora nella fase 2 dei test, potrebbe essere utilizzato per alcuni gruppi particolari, ad esempio professionisti della salute”, riferisce South China Morning Post.

Una sorta di vaccino di emergenza o sperimentale quindi, da essere somministrato a quanti sono ancora in prima linea nella lotta al Covid.

Dall’inizio della pandemia, gli scienziati di tutto il mondo hanno mobilitato le loro risorse per cercare di fermare la diffusione del Coronavirus. Sperimentazioni e test sono partiti già da qualche mese, anche se i tempi perché un vaccino ottenga i protocolli necessari sono lunghi.

Coronavirus sperimentato vaccino

Al momento, diversi centri di ricerca hanno annunciato risultati interessanti nella definizione di un vaccino.

Le notizie giunte qualche settimana fa da Oxford, cui anche Bill Gates ha mostrato attenzione, hanno acceso l’entusiasmo della comunità scientifica.

Il vaccino ChAdOx1 nCoV-19 sarebbe stato sviluppato in soli due mesi, ma è la stessa ricercatrice, Sarah Gilbert, a sottolineare come servano ancora dei test prima di poter essere diffuso tra la popolazione.

Una battaglia, quella della messa a punto del vaccino, non facile e certamente non veloce. E senza dividersi in tifosi di opposte fazioni sarebbe giusto che tutte le vie seguite da medici e ricercatori avessero uguale attenzione.

È di queste ore la disputa in Italia sulla reale necessità di un vaccino e l’invito invece a soffermarsi sull’efficacia dell’utilizzo del plasma dei guariti. Strada questa, che speriamo non venga abbandonata troppo presto.

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