Il virologo Giulio Tarro: “Il Coronavirus non è l’Ebola, il vaccino non serve”

Candidato al premio Nobel e riconosciuto all’unanimità tra i più importanti virologi al mondo, il Prof. Tarro chiarisce uno dei punti nevralgici della pandemia

Arrivano dirette le parole del virologo Giulio Tarro, miglior virologo al mondo nel 2018 ed allievo di Albert Sabin, colui che brevettò il vaccino contro la poliomelite.

“Il Coronavirus non è come l’Ebola, e quindi il vaccino non serve”, taglia corto il Prof. Tarro in alcune interviste pubblicate nelle ultime ore.

Coronavirus, Giulio Tarro

Il virologo Giulio Tarro sul Coronavirus

“Oggi non lottiamo contro l’Ebola, afferma il virologo, ma il nostro nemico è una malattia che non è letale per quasi il 96% degli infetti”.

L’esperienza del Prof. Giulio Tarro sia nella battaglia contro il colera a Napoli e soprattutto nella lotta contro il virus che colpiva mortalmente i bimbi da zero a due anni, lo pone senza dubbio tra le voci più autorevoli.

“Così, se siamo in presenza di un virus mutevole, sostiene il virologo, con una versione cinese ed una europea, non può esserci un vaccino in grado, come nell’influenza, di metterci al riparo completamente.”

Il Prof. Tarro, che ricordiamo candidato al Nobel per la Medicina nel 2015, sostiene inoltre che l’informazione e la gestione dei media siano stati quanto di più deleterio.

“Nessuno pensa che ogni giorno siamo immersi in un ambiente saturo di innumerevoli virus, germi e altri agenti potenzialmente patogeni”, incalza il virologo.

Ma nessuno in questi giorni ci dice che se non ci ammaliamo è grazie al nostro sistema immunitario”.

La vera emergenza, secondo il pensiero dell’ illustre virologo, è lo stato in cui versa la sanità, che ha visti dimezzati i posti letto in terapia intensiva a partire dalla fine degli anni novanta.

Anche le misure di contenimento sono state attivate e dirette in ritardo, mentre, sostiene, “È stato fatto un pasticcio dietro l’altro”.

“Il Coronavirus potrebbe sparire completamente come la prima Sars; ricomparire come la Mers, ma in maniera regionalizzata o diventare stagionale come l’aviaria”.

“Serve dunque una cura, conclude il Prof. Giulio Tarro, non un vaccino”.

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