La leggenda del soffione

Arriva dall’Irlanda una tra le più belle leggende esistenti.

Conoscete la leggenda del soffione? Un racconto di forza e di speranza che si tramanda dalla notte dei tempi.
Sembra che il suo nome, tarassaco, derivi dal greco antico, tarake akos, ovvero rimedio allo scompiglio.
E sicuramente le proprietà di questo fiore, conosciuto con i nomi più diversi, sono famose ed utilizzate contro svariati disturbi.

Ma non è di questi aspetti che vogliamo parlare, sebbene uno studio recente, pubblicato negli Stati Uniti, gli abbia accreditato proprietà nutrienti e rinforzanti.
Quello che vogliamo raccontarvi, è la leggenda che si tramanda da secoli sulla magia del soffione.

Una frase di Nhat Hanh, scrittore, filosofo e monaco buddista, raccoglie appieno l’essenza di queste storie antiche:
“Ho perso il mio sorriso, ma non preoccuparti. Ce l’ha con sé il dente di leone”.

Perché la storia di questo fiore è una narrazione continua di forza, resistenza, speranza e coraggio.
Si racconta che il soffione nacque dalla polvere sollevata dai carri del dio Elio.
Da questa sua umile origine ha tratto le sue caratteristiche migliori.

Grazie ad esse rappresenta nell’ universale linguaggio dei fiori, l’incitamento alla tenacia ed alla fiducia.
Forse sarà per questo che, tra i tanti nomi con i quali è conosciuto, i privilegiati sono soprattutto due.
Il primo, “dente di leone”, per la forma dentellata delle foglie che ricordano i denti del leone pronto a difendere il suo territorio.

Il secondo, “soffione”, per le eliche che si creano soffiandoci sopra.
Gesto, questo, raccolto negli anni da migliaia di innamorati che, curiosi di conoscere il destino della loro passione, affidavano al vento le loro speranze.

La leggenda infatti, ci racconta di come le giovani utilizzassero il soffione come amuleto, come portafortuna.
Strofinavano il proprio corpo con questi fiori e ne conservavano qualche foglia come invito alla grazia e alla benevolenza.

Ma è nell’Irlanda più antica, quella dei boschi, degli Elfi e delle fate, che il soffione trova la sua dimora naturale.

La sua espressione più autentica.
Il piccolo popolo, spaventato dall’avanzata del genere umano, si ritirò nei boschi, inseguito dagli uomini avidi di potere e di conquista.

Accorsero le fate in soccorso degli Elfi, e nelle battaglie che ne seguirono, misero il loro potere proprio in questi fiori.

Da allora essi furono in grado di rialzarsi dopo qualsiasi sconfitta.
Di riprendere vigore anche dopo essere rimasti schiacciati sulla terra.

L’uomo rozzo può aver accumulato tante cose materiali, ma il segreto della speranza rimane ancora affidato al vento.
Il vento che culla i desideri nascosti nei petali del soffione!

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