“Massimo Bossetti e Yara non si sono mai visti, non si conoscevano”, dichiara la difesa rivendicando l’innocenza dell’uomo

Il 26 febbraio cadrà il decimo anniversario dal ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio, nel frattempo i legali di Massimo Bossetti continuano a lavorare per dimostrarne l’innocenza.

Un caso che ha sconvolto l’opinione pubblica e che continua a suscitare grande costernazione.

Il cadavere della piccola Yara è stato ritrovato in cattivo stato di conservazione dopo mesi dal delitto, individuato per caso da un abitante del posto in un campo.

Solo dopo 3 anni di indagini e ricerche da parte degli uomini della scientifica si è isolato un Dna associato al sospettato: Massimo Bossetti.

Il muratore di Mapello è stato così arrestato ed in seguito condannato in via definitiva dopo un lungo iter processuale.

Ma Bossetti sin da quando è entrato in carcere ha sempre proclamato la sua estraneità al caso.

Le recenti dichiarazioni del legale di Massimo Bossetti

Massimo Bossetti Yara mai visti

Il suo legale, Claudio Salvagni nel corso degli anni ha fatto delle dichiarazioni molto forti.

Negli ultimi tempi, il legale è tornato a far sentire la sua voce annunciando la possibile revisione del processo.

Massimo Bossetti negli anni non è mai tornato indietro confermando le sue dichiarazioni iniziali di innocenza.

Il suo avvocato Claudio Salvagni nel corso di una recente intervista a Cusano Italia Tv ha ribadito la posizione del suo assistito, riportando le parole di Bossetti:

“È un caso oggettivo che Massimo Bossetti e la povera Yara non si sono mai visti, mai incontrati, non si conoscevano”

Salvagni ha inoltre rivelato ai media alcuni nuovi elementi, che sono emersi nell’ambito del caso Yara.

Secondo la posizione sempre tenuta dalla difesa di Massimo Bossetti, il processo portato avanti ha avuto delle falle, avvalorate dal diniego di concedere l’esame dei reperti.

A tal proposito l’avvocato ha dichiarato: “Noi non abbiamo visto nessun reperto, abbiamo dovuto fare un atto di fede e dire ok, questi reperti esistono”.

Salvagni contestando la decisione che ha portato fino alla Cassazione con la condanna di Bossetti ha ammesso:

“Alla fine, un muratore in carcere condannato anche sulla scorta di un giustizialismo colpevolista e forcaiolo ha reso tranquille tutte quelle persone che erano convinte di aver preso il vero assassino. 

In più ha messo al riparo tutti coloro che hanno fatto carriera e preso encomi da possibili débâcle e fallimenti”.

Oggi si apre invece lo scenario della revisione del processo, visto che nel mese di gennaio 2021 è stato accolto il ricorso contro le precedenti dichiarazioni di inammissibilità alla visione dei reperti.

Quindi la difesa di Bossetti potrà provvedere ad esaminare le prove, una concessione in precedenza negata più volte.

Si potrebbe così fare più concreta la revisione processuale per controbattere le sentenze precedenti basate su un “falso storico”.

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