Rula Jebreal a Sanremo 2020. La scelta di Amadeus sotto accusa

Il conduttore della kermesse sanremese sotto una pioggia di critiche e malcontento

Non poteva mancare la polemica di fine d’anno, a poco più di un mese dall’inizio del Festival di Sanremo 2020. La miccia? La probabilità che Amadeus scelga alla fine come sua valletta, Rula Jebreal, giornalista e scrittrice palestinese, naturalizzata italiana.

Una scelta che, come prevedibile, ha scatenato un autentico pandemonio sui social.

Il motivo è da ricercarsi in alcune uscite, poco diplomatiche, della stessa Jebreal, che ha definito una parte di italiani come razzisti e fascisti.

Immediate, quindi, le reazioni.

“A Rula Jebreal fanno schifo gli italiani ma non disdegna i SOLDI degli italiani con i quali si riempirà le tasche.” scrive un commentatore su Twitter.

” Dignità portami via”, fa eco qualcun altro.

Di contro ecco chi, solidarizzando con la giornalista, scrive:

Massima solidarietà per il vergognoso attacco che Rula Jebreal sta subendo da parte dei soliti Fascio Sovranisti che non la vogliono a Sanremo 2020. Questo è razzismo”.

Senza volersi schierare in questa sfida dal sapore non proprio accattivante, giova ricordare come l’ipotesi non sia di quelle che identificano il carattere del Festival.

Una manifestazione musicale dal sapore popolare, momento di svago che dovrebbe rasserenare i toni, e non scaldarli con scelte un po’ azzardate.

Rula Jebreal a Sanremo 2020. Amadeus sotto accusa

Cosa possa avere in comune una donna come Rula Jebreal con Sanremo è da spiegare, senza voler contestare frasi e percorso di una donna dal passato sofferto ed anche tragico.

La madre, Zakia, quando Rula aveva 5 anni, si suicidò per gli abusi subiti durante l’infanzia, e la giornalista crebbe nell’orfanotrofio Dar El Tifel di Gerusalemme.

Il padre della giornalista infatti, Imam di origine nigeriana, era il guardiano della Moschea di al-Aqsa.

Rula difende in maniera orgogliosa la sua fede mussulmana e questo le fa onore.

Ma, proprio per questo, sarebbe corretto che non denigrasse chi, altrettanto legittimamente, intende salvaguardare la propria identità. Non si tratta di fare guerre, ma di utilizzare solo buonsenso.

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