Silvia Romano: “Mi sono convertita all’Islam, è stata una mia libera scelta”

La giovane cooperante italiana ha raccontato alcuni dettagli della sua lunga prigionia

A distanza di 18 mesi dal sequestro in Kenya, la cooperante Silvia Romano è stata liberata ed è rientrata in Italia, dove la sua famiglia l’ha potuta riabbracciare. Dai primi racconti fatti agli 007 dell’Intelligence italiana, la giovane avrebbe confermato la sua conversione religiosa:

“Non c’è stato alcun matrimonio né relazione, solo rispetto. Mi sono convertita all’Islam, è stata una mia libera scelta”.

Parlando della sua lunga prigionia, la cooperante italiana, liberata il 10 maggio, ha detto che i suoi sequestratori l’hanno trattata bene, e di non aver subito violenze da parte dei jihadisti di Al Shabab in Somalia.

Inoltre Silvia Romano ha svelato agli inquirenti diversi dettagli dei mesi di prigionia.

La giovane si è ammalata in modo serio e nel corso del sequestro ha cambiato ogni tre mesi covo. Ma nel lungo periodo in mano ai sequestratori non è stata mai legata né li ha visti in volto.

sono convertita all'Islam

Queste le prime parole di Silvia Romano dopo il suo arrivo all’aeroporto di Ciampino:

“Grazie, sto bene per fortuna. Sto bene fisicamente e mentalmente, ora voglio solo stare un po’ di tempo con la mia famiglia, sono felicissima dopo tanto tempo di essere tornata”.

Il rientro in Italia di Silvia Romano con addosso un jilbab

Scendendo dall’aereo ha subito attirato l’attenzione il modo in cui era vestita la cooperante italiana. Infatti indossava un jilbab, un abito tradizionale che non ha però una diretta connotazione di tipo religioso. Anche se questo abito si indossa in alcune aree dell’Africa orientale dove è diffusa la fede islamica.

Freddie del Curatolo, direttore di malindikenya.net, il portale degli italiani in Kenya, ha spiegato il significato reale del jilbab indossato da Silvia Romano.

Ribadendo che non è un abito religioso ma si indossa comunemente dalle donne islamiche, tra cui le tribù al confine tra Kenya e Somalia come gli Orma e i Bravani.

Di solito questa veste è verde, colore che simboleggia l’Islam e che si rintraccia sulle bandiere di Paesi come: Arabia Saudita, Algeria, Pakistan, Lega araba.

Più in generale però il termine jilbab (o jilbaab) indica un abito lungo e largo indossato dalle donne musulmane nel rispetto del precetto coranico della modestia femminile.

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