Coronavirus. I giovani della movida si giustificano: “Colpisce solo gli anziani”

In molti vogliono riappropriarsi della loro libertà e voglia di divertimento dopo il lungo lockdown

Il Coronavirus, secondo il parere di molti giovani protagonisti della movida, colpisce soprattutto gli anziani così giustificano la loro voglia di ritornare al divertimento.

Dopo le scene degli assembramenti che hanno interessato tutta Italia, con folle nei locali e per le strade a fare l’aperitivo, resta aperto il dibattito.

In seguito alle critiche ed agli appelli del mondo politico e medico arriva la risposta dei giovani della movida, che dopo i mesi di lockdown per il Coronavirus vogliono darsi allo svago.

Molti giovani sono scesi in campo per giustificare questo comportamento quasi menefreghista.

 

I giovani della movida

Nelle loro scuse riecheggia la tesi che il virus colpisce prevalentemente gli anziani e per questo si sentono quasi tutelati. Come conseguenza vogliono riappropriarsi della loro libertà e voglia di divertimento.

Ad esprimere questo parere non ci sono solo gli adolescenti, ma anche gli studenti universitari. Che dopo aver passato la quarantena in casa senza contatti ora vogliono recuperare il tempo.

Coronavirus e giovani della movida

Oltre alle folle dell’aperitivo, altri comportamenti dei più giovani appaiono in questa Fase 2 troppo disinvolti e privi di rispetto per le vittime del Covid-19.

Secondo varie testimonianze tanti organizzano feste di compleanno in casa festeggiando con gli amici. Il tutto documentato da foto e stories pubblicate su Instagram.

Eclatante poi il mancato uso delle mascherine da parte dei giovani della movida che non la considerano un mezzo per difendersi dal Coronavirus.

Non la indossano per vergogna, perché in pochi lo fanno nella loro cerchia di amici.

Sul tema dei giovani della movida dopo il lockdown da Coronavirus, si è espresso anche il presidente degli studenti dell’Università di Trento, Edoardo Meneghini. Questo il suo commento:

“Per settimane ci è stato imposto un distanziamento sociale che non era quello del metro al supermercato, ma delle relazioni umane.

È stato difficile per tutti: uno studente ha a che fare quotidianamente con i coetanei, dentro la biblioteca, nel bar dell’ateneo, in biblioteca, in mensa o in cortile. Ci sta che adesso abbia voglia di recuperare quella dimensione”.

Ma bisognerebbe far capire ai giovani della movida che il Coronavirus colpisce ad ogni età indiscriminatamente.

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